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L'Asilo Mariuccia compie 110 anni

Alla scoperta dell'Asilo Mariuccia

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L'Asilo Mariuccia, fondato nel dicembre 1902, ha compiuto 110 anni, mentre il dottor Camillo de Milato compie circa un anno di Presidenza

Nata nel 1859, fondatrice dell'Unione Femminile Nazione e dell'Asilo Mariuccia, fu una delle protagoniste dell'emancipazionismo milanese di fine Ottocento. Figlia di Michele Bronzini, un piccolo imprenditore rimasto vedovo quando lei era ancora piccola, venne allevata da una sorella della madre.Dopo la repressione dei moti del 1898, constatando la facilità con cui le associazioni femminili operaie venivano perseguitate politicamente, propose di riunirle per renderle più forti e accrescere il loro prestigio. Fondò così nel 1899 l'Unione Femminile Nazionale, associazione che, dopo una parentesi di chiusura durante gli anni del fascismo, è tuttora operante. Nel 1902, dopo il trauma subito per la morte della figlia Mariuccia, fondò un istituto, dedicato alla figlia, per il recupero delle bambine e delle adolescenti "traviate", vittime cioè di violenze sessuali, o già avviate sulla strada della prostituzione. Si occupò per tutta la vita dei problemi legati alla delinquenza minorile, soprattutto puntando sul reinserimento sociale delle giovani fanciulle attraverso la formazione e il lavoro. Diresse sino alla morte, avvenuta nel 1933, l' Asilo Mariuccia.La crisi economica che portò il padre sull'orlo del fallimento determinò per lei e per la sorella Virginia l'impossibilità di terminare le scuole primarie; ad occuparsi dell'istruzione della giovane intelligente Ersilia fu allora il fratello Arturo che insegnò alle due sorelle l'inglese e il francese. A ventiquattro anni Ersilia sposò il giovane avvocato Luigi Majno, vicino alle posizioni dei socialisti. La sua prima occasione di impegno sociale si svolse nella guardia medica diurna e notturna gratuita per le donne povere organizzata da Alessandrina Ravizza. Nel corso di quella esperienza conobbe Anna Kuliscioff e prese i primi contatti con quel gruppo di donne della borghesia milanese che, attraverso l'impegno a favore dei ceti più disagiati, avevano dato vita a quello che viene definito "femminismo pratico".