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Punto Handy: incontro con la Dottoressa Francesca Pieretti

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La mia esperienza al servizio del prossimo

Si chiama Francesca, e racconta: "ormai da molto aveva in mente di dedicare un po’ del mio tempo libero all’informazione sui problemi di chi -come me- vive la disabilità, o meglio la diversabilità. Questo mio interesse è maturato nel tempo, soprattutto nel periodo universitario quando sostenendo molti esami di diritto ho constatato quanto il diritto formale non viene applicato o viene applicato solo in parte sul piano sostanziale. Nella tesi che ho discusso “sull’inserimento sociale e lavorativo del disabile”, alla fine del gennaio 2002, ho voluto documentare l’avvio di un cambiamento culturale, avvenuto in Italia in questi ultimi 25 anni, sul problema dell’integrazione sociale del disabile. 

Nel nostro Paese, i provvedimenti legislativi varati a favore dell’handicap, rispondono a precisi dettati costituzionali; (articoli 2, 3 e 38 della Costituzione). La Costituzione riconosce e garantisce all’uomo i diritti inviolabili, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità; quindi, questo rappresenta il duplice e inestricabile profilo della garanzia del valore primario della persona umana.

E’ la disabilità che crea il presupposto per l’handicap, in quanto essa si realizza ogni qualvolta l’ambiente in cui vive il disabile interponga barriere architettoniche, legislative, psicologiche o socio–culturali che gli impediscono il normale inserimento sociale.

Riprendendo le parole di un bravissimo giornalista, che ha dedicato tutta la vita ai problemi della disabilità: “E’ ora di cominciare a far fruttare la legislazione esistente”; perciò, penso che non esistano le persone disabili, ma esistano le persone, i singoli, ognuno con la propria realtà, con personali aspettative di vita e diversi livelli di cultura.

Concludendo queste mie poche righe di presentazione, mi auguro che questo sito sia un mezzo non soltanto per dare delle informazione sulla disabilità, ma anche un modo di confronto, proprio attraverso la rete, per comprendere che in fondo la “diversità” non è solo di qualcuno, ma è di tutti!"